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Libri Santuario "T"

Il Santuario > Pompei tra Cronaca e Storia > Libri del Santuario

*Témoins de la Lumière

Bartolo Longo tra “I testimoni della luce”
(Autore: Père Martin Marie, o.s.b. Flavigny-Sur Ozerain (Francia)

Il volume pubblica in un’unica raccolta testi apparsi, dal 1996 in poi, sotto forma di Lettere mensili inviate agli amici e benefattori dell’Abbazia San Giuseppe di Clairval.
Il raggruppamento per temi è stato realizzato nella prospettiva della presente opera al fine di rendere la lettura più agevole.
In ogni lettera, l’argomento trattato è affrontato in modo più o meno esteso. Vengono affrontati alcune tematiche d’interesse ecclesiale come i Sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, l’Ecumenismo, la preghiera del Rosario ed altri.
Ognuna è trattata rivisitando la testimonianza di vita di un santo del calendario, come espressione dell’eterna giovinezza della Chiesa, che grazie all’azione dello Spirito Santo genera sempre nuovi testimoni della fede.
All’interno di questo percorso, attento alle varie esperienze di santità, è presentata - e di questo desideriamo ringraziare il Padre Abate di San Giuseppe di Clairval - anche la straordinaria testimonianza del nostro beato Bartolo Longo, apostolo del Rosario.

*Testimone dello Spirito
P. Francesco Saverio Toppi ofmcap. (1925-2007)
Vescovo-Prelato di Pompei (1990-2001)
(Autore: Padre Mariano Parente – Edizioni Cappuccini Napoli)
Mons. Francesco Saverio Toppi un appassionato Testimone del Signore Risorto

Con serena letizia apro al lettore le pagine del libro scritto "con intelletto d’amore" dal Rev.mo Padre Mariano Parente, sulla vicenda umana di Mons. Francesco Saverio Toppi, ofmcap. Arcivescovo Prelato di Pompei (1990-2001).
La personalità di Mons. Toppi viene affettuosamente delineata con limpidezza, quasi dipingendo la trasparenza solare che costituiva la nota dominante del piccolo frate diventato "Eccellenza".
Forse il Padre Mariano ha in parte temuto che il candido e appassionato testimone del Signore Risorto, qual è stato Mons. Toppi, potesse, in fretta essere dimenticato.
Oggi, più di ieri, la corsa dissennata degli avvenimenti e la nostra abituale fretta avverano la constatazione del poeta: "tutto involve oblìo nella sua notte". Personalmente avrei desiderato una più raccolta sedimentazione della "memoria".
Ma è chiaro che al cuore è difficile comandare specialmente se è colmo di nostalgia come per un’alba immacolata o un tramonto dorato che con i suoi colori struggenti impedisce di dimenticare la pienezza del meriggio.
Padre Francesco Saverio, dunque, viene illustrato e seguito in tutte le stagioni della sua vita: il caldo nido dove nasce, la vivacità del fanciullo, la chiamata al Convento dei Cappuccini e lo svolgersi della chiarissima vocazione religiosa e sacerdotale, gli studi teologici e i titoli conseguiti, lo zelo instancabile del novello Padre Cappuccino, la sua vita totalmente donata a cristo Signore nell’adorazione e nella dedizione dell’intelligenza e del cuore "per mezzo di Maria SS. ma totalitariamente consegnato a Gesù. Una delle note che più s’evidenzia è "il distacco" dalle cose cioè la povertà: per questo, libero e ardente, sarà in grado di volare alto nel cielo di Dio come solo i Santi possono fare.
Non sorprendono allora né i prolungati periodi di Padre Provinciale in Sicilia e a Napoli, né le grandi responsabilità accanto al Padre Generale, a Roma, nella guida di un Ordine religioso tanto influente da cinquecento anni nella vita e nella storia della Chiesa.
Mi sono chiesto se nella spiritualità intensa e cristallina di Mons. Toppi ci sia un momento particolarmente degno d’essere ricordato e che esprima il segreto del suo mondo d’amore a Gesù per mezzo di Maria e verso tutti i fratelli.
Forse lo possiamo rintracciare in quella sua profonda e felice intuizione di mettere "Gesù in mezzo" e in quella spiritualità evangelica che gli era congeniale, francescana di prima generazione, essenziale.
Dice il Padre Mariano Parente: "Il puro amore per Gesù lo affascinava. Ed ogni persona che incontrava, per lui era un Gesù da amare e servire". Questa linfa inesauribile d’amore autentico e visione di vita l’aveva scoperta e fraternamente condivisa con Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento che oggi chiamiamo affettuosamente dei "Focolarini", fin dal 1948.
Naturalmente in questo itinerario che Padre Leonzio di Grandmaison, S. I, definirebbe realizzato con "cuore di fanciullo puro e limpido come acqua di sorgente" c’è una maturazione dell’uomo consacrato e del sacerdote esercitato al dono di sé come quando scrive, nel 1967: "La spiritualità contemporanea è caratterizzata dall’esigenza dell’essenziale, che si articola nell’approfondimento di una vita interiore, personale, convinta e nell’apertura alle istanze dello spirito comunitario. Alcune espressioni antiche cadono soprattutto per questa esigenza dell’essenziale che a noi spetta di cogliere e incarnare in uno stile di vita nuova e coerente.

È indispensabile evitare in questa svolta delicata la corsa arbitraria, la superficialità nel valutare le forme, che pur debbono restare, il rischio di cadere in un relativismo, che soggettivizza ogni aspetto della realtà. È l’opera estremamente difficile dei nostri tempi, affidata non solo ai Superiori, ma a tutti i membri della comunità, solidali e corresponsabili nel compito di conservare l’equilibrio tra le scosse di un cammino aperto su contrastanti sentieri".
Sembrano pensieri colmi di profezia anche in questo momento della nostra esperienza ecclesiale. Un religioso vero e un Sacerdote autentico si ispira sempre a quel modello di fede e di totale dedizione a Dio che è la Vergine SS. ma, la donna del "SI" alla SS. Trinità.
Mons. Toppi amò la Vergine SS. ma di un amore tenerissimo con "l’affidamento a Maria" secondo la splendida formula di S. Luigi Grignion de Montfort e la recita del S. Rosario. Così in proposito si
esprime nei suoi scritti: "Recitare il Rosario importa collocarsi nella contemplazione del cristo, proiettarsi verso i suoi Misteri, assimilarli, viverli e quindi irradiarli nel mondo con Maria. Il Rosario non deve ridursi ad una mera devozione, non deve fomentare un devozione intimistica. Il Rosario è una preghiera del cuore, che postula una conversione continua, un cambiamento radicale". Consigliava poi di affidarsi alla Madonna: "L’atto di affidamento e di consacrazione non è, né deve essere, un semplice atto devozionale che si esaurisce in una formula di preghiera, sia pur preparata e recitata con solennità. Affidati e consacrati a Maria, il nostro atteggiamento di fondo sarà il vivere come Maria, nell’imitazione delle sue virtù, protesi al compimento del nostro dovere e, quindi, della volontà del Padre, nell’ascolto e nella pratica della Parola di Dio". Scriveva pure che "il Rosario è il classico tipo di preghiera mariana che converge interamente sul Cristo". Il Rosario ci avvicina al Mistero Trinitario: "La nota Trinitaria è il filo conduttore: si comincia con il Padre nostro che introduce la preghiera e la colloca nella situazione di fondo, nella Vita Trinitaria, ponendoci come figli nel Figlio tra le braccia del Babbo con la carezza materna della Ruah (Spirito). Al termine poi, riposiamo nel cantico del Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, che echeggia la lode del Cielo, riassume la preghiera contemplativa e la convoglia alla gloria della Trinità adorabile".
Questo desiderio profondo di pratica e incremento della preghiera del S. Rosario gli sarà sempre presente nel cuore tanto che il Padre Francesco, nel numero settembre-ottobre 1997 de "Il Rosario e la Nuova Pompei" fece propria la proposta del Padre Carmelo Conti Guglia, degli Oblati di Maria Immacolata, di introdurre cinque misteri della vita pubblica di Gesù. Scrisse tra l’altro: "La Vita Pubblica del Signore è ricchissima di contenuto e di messaggi che ovviamente non possono essere tutti inseriti nel Rosario" ed accoglieva come misteri da meditare il battesimo di Gesù, l’annuncio del Regno, i miracoli operati da Gesù, la chiamata dei discepoli, l’istituzione dell’Eucarestia". Solo cinque anni dopo, il 16 ottobre 2002, Papa Giovanni Paolo II con la Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae introdusse la recita del Rosario nelle famiglie cristiane.
Mi è apparso opportuno illustrare almeno queste linee che rivelano la spiritualità di questo frate cappuccino diventato Vescovo in un sito strategico della Chiesa come il santuario della Vergine del S. Rosario di Pompei.
Ora dal silenzio della cripta insieme ai padri fondatori, laici, sacerdoti, religiose e Vescovi, attende l’attimo della resurrezione dei corpi che farà rivelare, per sempre, la stagione definitiva della gloria: la vita eterna.
Fu certamente un vero uomo di Dio.

(di: Mons. Carlo Liberati)

*Testimonianze

(Per la Canonizzazione di Bartolo Longo)
Autore: Luigi Leone – La Gazzetta di Pompei

Luigi Leone, 73 anni (siamo nel 2002), calabrese di nascita, pompeiano di adozione, laureato in Pedagogia, benemerito del Ministero della Pubblica Istruzione con diploma di prima classe e medaglia d’oro; docente e dirigente scolastico; pubblicista e corrispondente di "Avvenire" e de "Il Mattino"; direttore responsabile del periodico "Magnificat" – Atti e documenti della Chiesa di Pompei", "Rintocchi"; commendatore dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e autore di diversi opuscoli su tematiche psico-pedagogiche e sulla storia del Santuario di Pompi.
Merita un plauso particolare questo volume che ha il merito di aver creato una fruttuosa sinergia tra Autore, Editore e Promotori, imprenditori e professionisti locali, maturata all’insegna di una ritrovata consapevolezza delle comuni radici e, soprattutto, sulla necessità di recuperare la comunità cittadina di una coscienza più viva della propria vocazione.
Ci è sembrato proprio questo il clima che regnava e si respirava tra i presenti alla presentazione del libro avvenuta il 10 giugno, presso la libreria "Mater Dei" della cittadina mariana.
Un plauso particolare lo merita anche l’Autore, il prof. Luigi Leone, che dagli anni sessanta del secolo scorso non ha mai fatto mancare il suo generoso contributo di articolista e di redattore a questa Rivista.
Con linguaggi ed approcci diversificati, gli interventi dell’architetto Federico Federico, dell’Autore e di Mons. Domenico Sorrentino, Arcivescovo di Pompei, hanno sottolineato la necessità di coniugare insieme memoria ed amore; memoria e nuova progettualità: solo chi ama e conosce la storia e il carisma che hanno segnato l’impegno apostolico del Beato Bartolo Longo può essere partecipe e protagonista di una nuova stagione progettuale reinterpretando ed attualizzando la grande lezione di santità, di carità e di testimonianza del Fondatore della Nuova Pompei.
In questo percorso di conoscenza e di approfondimento si pongono le "testimonianze" che l’Autore ha personalmente raccolto in segno d’amore verso il santo avvocato pugliese. Testimonianze e testimoni che si rincorrono lungo un arco di tempo che va dal primo decennio del ventesimo secolo agli inizi del ventunesimo, mettendo insieme le memorie di quanti hanno conosciuto in vita Bartolo Longo e quelle di
chi in epoca successiva si è dovuto confrontare con la sua opera.
Le testimonianze sono diciassette, compresa quella dell’Autore, che ha fatto da introduzione a tutte le altre indicando chiaramente il punto di partenza di questo lavoro: "Io, personalmente, non ho dimenticato e per questo sono qui: per cercare di riprendere quel filo conduttore del passato, congiungerlo al presente e dare, forse, qualche spunto in più per capire il percorso che porterà Bartolo Longo agli onori degli altari" (p. 12).
Tutte le altre, a partire da quella del vetturino del Longo per finire a quella dell’attuale pastore pompeiano che propone alcune linee interpretative e di attualizzazione del carisma longhiano, hanno il pregio di rappresentare, da una parte, il vissuto quotidiano dei protagonisti-testimoni e, dall’altra, di offrire ai lettori possibili chiavi interpretative e di sviluppo del carisma longhiano in un contesto storico-sociale molto diverso da quello vissuto personalmente dal Fondatore della nuova Pompei.
È anche questo il desiderio dell’Autore che, pur non avendo incontrato personalmente Bartolo Longo, ha imparato a conoscerlo sin dagli anni giovanili e, soprattutto, successivamente quando è diventato cittadino pompeiano intorno agli anni cinquanta. Nella cittadina mariana egli ha percorso per mezzo secolo i luoghi della presenza e dell’eredità dell’avvocato Bartolo Longo, avvertendone il fascino e la grandezza.
Un testo, quindi, di memorie antiche e di "memorie" recenti, ma, soprattutto, un testo capace di rinnovare nel tempo la gratitudine e l’amore verso chi, vero interprete della Provvidenza, ha saputo rendere la Valle di Pompei, un piccolo angolo di Paradiso.

(A cura di: Lucio Giacco)

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